ALMA: dove la cucina diventa emozione e futuro

ALMA Scuola Internazionale di Cucina Italiana nella Reggia di Colorno

Alma: Un’esperienza che racconta la cucina come scuola di vita

24 Ottobre 2025 • ore14:34
Di Rita Monforte – Chef & Food Creator

 

Ci sono luoghi in cui la cucina non è solo tecnica, ma visione, cultura e responsabilità.
Entrare ad ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, nella cornice della Reggia di Colorno, significa attraversare una soglia simbolica: quella tra il fare e il diventare.

Questa giornata è stata più di una visita o di una masterclass.
È stata un’esperienza che racconta come la cucina italiana continui a costruire il proprio futuro attraverso disciplina, ascolto e passione condivisa.

Il cancello della Reggia di Colorno si apre piano, come un sipario.
Davanti a me, ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, il luogo dove ogni dettaglio profuma di passione e disciplina.
L’aria del mattino è fresca, e il cortile è pieno di quella quiete che precede l’azione.
So che sto per vivere qualcosa di speciale.

Ci accolgono i volti sorridenti dello staff, l’organizzazione perfetta di chi sa cosa significa ospitare chi ama il proprio mestiere.
Ricevo il mio grembiule: bianco, semplice, ma con un peso simbolico.
Indossarlo è come entrare a far parte, anche solo per un giorno, di un mondo che costruisce futuro attraverso la cucina italiana.

La visita comincia con un tour della scuola:
le cucine, luminose e ordinate come teatri, profumano di pane e zucchero;
le aule sono piene di luce e di strumenti lucidi, pronti per essere usati da mani esperte.
Ogni spazio racconta di un mestiere antico e moderno allo stesso tempo.

Poi arriva il momento che tutti aspettavamo: la masterclass di biscotteria.
Gli chef di ALMA ci accolgono con naturalezza e professionalità.
Ci spiegano cosa rende una frolla perfetta, come bilanciare le percentuali di burro, zucchero e farina, e come un impasto può diventare una storia da raccontare.
Sembra un linguaggio tecnico, eppure è poesia.

Il laboratorio si riempie presto di suoni: fruste elettriche, spatole, mani che impastano, voci che si sovrappongono.
Ma il vero protagonista è il profumo.
Quel profumo dolce e rassicurante che solo il burro sa dare, quando incontra la farina e promette qualcosa di buono.

Lavoriamo in piccoli gruppi, e in breve tempo sul banco iniziano a comparire i nostri biscotti:
baci di dama, diamanti, tegolini, viennesi e amaretti.
Ciascuno diverso, ciascuno con il suo carattere, ma tutti nati dallo stesso spirito di precisione e creatività.
Gli chef ci osservano, correggono, sorridono: non insegnano solo ricette, ma modo di pensare.

Durante la pausa, esco nel cortile.
La luce del pomeriggio accarezza la Reggia, e per un attimo tutto sembra sospeso.
Penso a quanti studenti da tutto il mondo passano di qui, con sogni e accenti diversi, uniti dallo stesso desiderio: imparare l’arte della cucina italiana.

La giornata si conclude con la degustazione dei biscotti appena sfornati.
Il silenzio è quasi religioso: ognuno assaggia, osserva, riflette.
Poi arrivano gli applausi, sinceri e leggeri come la frolla che si scioglie in bocca.
C’è gratitudine nell’aria, quella che si prova quando si impara qualcosa che va oltre la tecnica.

Uscendo da ALMA, guardo ancora una volta indietro.
Dentro quelle cucine ho visto la cucina come scuola di vita, fatta di rispetto, attenzione, lentezza e ascolto.
E penso che se il futuro della cucina italiana passa di qui, allora è in ottime mani.

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